La vigna ed il grande freddo
La vigna, pianta di origine mediterranea, si è piuttosto ben adattata a climi più nordici. In inverno, quando la linfa e le riserve sono scese profondamente nelle radici, resiste molto bene al freddo. I -10 °C che si sono registrati in alcune parti d’Italia durante la notte vengono ben sopportati dalla pianta, ovviamente a seconda anche del tipo di vitigno. Il limite è situato al di sotto dei -15*C. Si parla allora di gelate nere, alle quali la vigna non resiste più. I germogli sono i primi ad essere intaccati, le loro scaglie protettive non bastano più ad isolarle dal freddo. Se la temperatura diminuisce ancora, si può arrivare alla necrosi dell’intera pianta.
Quando la temperatura scende abbondantemente sotto lo zero – generalmente verso i -5 °C – i viticoltori smettono di tagliarla. Un po’ a causa della difficoltà del lavoro in queste condizioni, ma anche perché il legno si indurisce e attraverso i tagli della potatura, il freddo può penetrare profondamente nella pianta.
Quando una vigna gela durante l’inverno, cosa comunque assai rara, bisogna sopprimere il legno con la necrosi e ricostituire il ceppo a partire dai germogli sopravvissuti. Contrariamente alle vigne ben radicate, le piante giovani sono sensibili al freddo d’inverno, così come le vigne molto produttive, oppure quelle che sono maturate male (imbrunimento dei sarmenti alla fine dell’estate, che testimonia la costituzione di riserve da parte della pianta). Infine, quando l’inverno termina e la vigna si risveglia – la linfa risale nelle parti aeree della pianta – essa diventa più sensibile alle gelate primaverili. Ma questa è un’altra storia, ci torneremo sopra!
Luano Bensi, enologo Mie Vigne

